23 Dicembre 2008

PRIVO DI TITOLO

Ho dentro un'amarezza incontenibile.
Di quelle che ti rimangono sospese nello stomaco e sembrano avvelenare ogni boccone, ogni sorso d'acqua che mandi giù.
Mi sento tagliata fuori? Fuori da cosa?
Da troppo.
Dalla gente, in modo del tutto immotivato.
Da gente che dichiara di volerti bene, che ti ha detto che eri importante e invece non valevi niente, ai suoi occhi.
Da gente che ti elimina dalla sua vita con un semplice clic del mouse, che non gliene importa niente di come stai tu, che si comporta in modi del tutto scorretti e se si guarda allo specchio sta comunque bene, perchè crede di aver, in questo modo, salvaguardato se stessa (il nome "gente" è femminile, ma sappiamo bene che c'è gente maschio e gente femmina).
Tu vai a ricercare nella memoria i possibili misfatti che potresti aver compiuto, ma non li trovi, perchè non hai fatto niente, sei stata solo te stessa.
La gente ti giudica, ti massacra, ti disseziona, ti disintegra pezzo per pezzo, se è il caso ti sfrutta, ti succhia ogni goccia di linfa vitale, ti calpesta nei tuoi sentimenti più profondi e poi... ti mette in un angolo, come una bambola con la quale si è stancata di giocare. Gente alla quale hai dato molto e dalla quale avresti voluto, se non altrettanto, almeno un po'.
La gente però non investe sui sentimenti, e non parlo solo di quelli romantici. La gente si rinchiude negli inverni nucleari eterni della sua anima, la stessa anima in cui tu avevi visto il sole e dove invece regnano il silenzio ed il gelo, ed un candore che invece di trasmettere serenità da inquietudine. Perchè è un candore asettico, di chiusura; sporco, se vogliamo, del "sangue" di chi è stato sacrificato in nome di questa perfezione da cartolina, tutta finta, tutta di plastica. Come una stanza bene ordinata, ma non perchè il proprietario sia preciso per natura, ma perchè non ci mette piede nemmeno lui in quella stanza. Figuriamoci gli altri, ai quali sbarra la strada.
Io mi sento così da molto tempo.
Tutte le volte che sono arrivata sulla soglia di un'anima sono stata mandata via, allontanata.
Io però sono stupida, sono una maledetta idiota, un'inguaribile ingenua.
"È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e
inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. [….]
quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità".
La ragazzina che ha scritto queste righe sul suo diario è morta in un campo di concentramento.
C'è campo e campo.
C'è gente che si costruisce il suo campo di concentramento personale dentro di sé, dove mette tutti quelli che considera in qualche modo pericolosi perchè rappresentano il "troppo" che sono incapaci di gestire, perchè c'è chi nei "troppo" ci si tuffa di testa, normalizzandoli, stabilizzandoli, mettendosi sull'altro piatto della bilancia e facendoli passare da "troppo" ingestibili a "quotidianità" che in sé trasporta il valore aggiunto del "troppo".  Il troppo bene, il troppo bello, il troppo amore, la troppa amicizia, la troppa allegria, la troppa tristezza, il troppo aver bisogno degli altri, eccetera.
La troppa gioia spalmata su tanto tempo potrebbe voler dire un po' di gioia ogni giorno, per esempio.
Mi sento dilaniata, perchè vorrei dire e fare e mi viene impedito anche di dire e fare, perché sarebbe come dire e fare contro ad un muro che tanto più in là non potrei spostare.
Ci sono momenti in cui ripenso a quando ho avuto l'incidente e sono stata in ospedale, e mi rendo conto che è lì che sono diventata una persona "migliore", è stato lì che sono riuscita ad empatizzare, a comprendere il dolore altrui. Adesso, che ho di nuovo un problema di salute, vorrei poter comprendere non solo il dolore ma anche le motivazioni profonde degli altri, ma per un motivo egoistico. Sapere mi aiuterebbe a stare meno male.

1 commento

  • semiregusa

    senza titolo.

    Vorrei e potrei dire tante cose per alleviare quasta tua tristezza, ma io non posso parlare perchè sono una persona come sopra.
    Tante volte ho allontanato le persone a cui volevo bene, era facile farlo, troppo facile. Per ottenere che cosa poi? La lontananza, forse un luogo sicuro dove rifugiarmi da tutto e tutti, chissa. comunque per averlo, come tu hai detto, mi son creato il mio campo di concentramento personale di cui sono stato carceriere e carcerato insieme a tutti coloro che inconsciamente relegai la dentro, tra quel sangue misto a fango e odore di odio putrefatto che a poco a poco corrompeva sempre più la mia persona: quella parte che ritienevo la più presentabile al mondo.
    Quella parte che s'accontentava di quelle briciole di felicità, di quel quotidiano gestibile di quel sempre controllabile.
    Ma ormai ho deciso di riaprire il cancello, di buttare giu i muri, perché i muri non si spostano, s'abbattono.

    Quindi, cara Francesca ti posso solo augurare di recuperare pienamente la salute( sei un tipo forte) e di vivire un Buon natale con i tuoi cari, sperando in un 2009 in cui troverai della gente che riasca a dare più di un po', togliendoti quel gusto d'amaro.

    P.S. (Se non hai letto la mia e-mail ti rinnovo anche i miei auguri di buon compleanno)
    Scritto il: 25/12/2008 11:23:29
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